1) Ci sono bei libri.
Cioè, la qualità media dell’offerta libraria mi sembra piuttosto elevata. Negli stand ho visto molti prodotti pregevoli, belle copertine, grafiche curate. Soprattutto alcuni piccoli (come i NEI, Nuovi editori indipendenti) offrono soluzioni audaci e accattivanti. Mi sono fermato con interesse in un sacco di posti. Ma
2) Non tutti fanno sconti.
Siamo al Salone, ci sono centinaia di stand, migliaia e migliaia di libri. Se potessi li comprerei tutti. Ma ovviamente, non si può. Ho anche speso dieci euro per entrare. E fateli ‘sti sconti, no? Alcuni li fanno, bravi.
3) Alcuni vendono, altri no.
Questo fa riflettere. Forse rispecchia le dinamiche del mercato italiano o forse è solo un fatto di salone, ma ci sono stand presi d’assalto, preda di orde di isterici shopaholic, come Sellerio, Adelphi, Einaudi, e altri malinconicamente deserti. Non lo so perché. Conviene spendere 50 euro per libri di editori “sicuri”, ma che troveresti anche su Amazon scontati o sotto casa, o meglio investire nella novità, nell’editore indipendente che magari ti offre una chicca? Non lo so, ma chi risolve questo problema vince il banco.
4) Di digitale, c’erano alcune cose interessanti.
Mi è piaciuta la presentazione di Zagreb di Arturo Robertazzi, un romanzo tradizionale che però si estende con contenuti extra sul web e come ebook. Un esperimento innovativo e, secondo me, fecondo. Seguendo la strada tracciata da Matrix, che viveva anche come fumetto, videogioco, sito internet, anime, non si capisce perché un romanzo debba insistere esclusivamente all’interno dei limiti fisici del libro. Si può provare a vedere se la cosa funziona, non è un delitto di lesa maestà. Secondo me funziona.
5) In generale però, prevaleva l’isteria digitale.
Ho sentito dire cose che fanno riflettere, tipo che torneranno le librerie di legno e i commessi in camice. Cose dette da chi sta nelle stanze dei bottoni dell’editoria. E allora capisco perché va tutto a rotoli. Sì, probabilmente il modello della libreria curata, con personale qualificato, rivolta ai lettori affezionati e forti, può funzionare. Ma non può essere la soluzione. È il frutto di un desiderio più che di un calcolo. Amazon è ancora troppo conveniente per un acquirente, c’è poco da fare. Ma perché gli editori, invece di vederlo come il diavolo, non cominciano a pensarlo come un fattore strategico? Il web è la killer application, anche per i libri di carta.
6) Nessuno sta neanche provando ad allargare il mercato.
Nessuno. Newton Compton farà anche libri scadenti con politiche spregiudicate, ma ha fatto comprare quei cosi con le pagine a chi non lo faceva da anni. Non è l’unica via, ovviamente. Perché nessuno sta ragionando su questo fatto? Secondo me, perché una volta conquistata la propria nicchietta, è molto più facile proteggerla a ogni costo facendo gli splendidi, che sporcarsi le mani per scoprire nuove strategie. In Italia una vera letteratura popolare non c’è mai stata, ma questo non significa che: a) non ci sarà mai; b) se ci sarà, sarà solo in mano a vampiri, Fabi Voli e Gramellini. E ci si dimentica che per tutti quelli nati dopo la caduta del muro di Berlino, è molto più naturale comprare le cose su ebay che andare in libreria. Non ce lo scordiamo. Smettiamola di misurare il mondo solo su noi stessi.
7) Un piccolo pensiero cattivo su Twitter.
Era veramente pieno di gente che twittava. Ormai è chiaro che qualunque evento ha e avrà sempre di più una doppia vita: reale e virtuale. E quella virtuale va in scena su Twitter, non su Facebook o altrove, per ora. Però guardando un po’ in giro, mi è sembrato che il trend topic #SalTo12 fosse ad uso e consumo degli addetti ai lavori. Blogger, editori, scrittori, opinion maker. Forse non è una cosa sbagliata. Però mi fa pensare. Mi sembra proprio che chi è dentro è dentro, e chi è fuori o sta a guardare famelico, o ignora completamente. Un po’ come nel mondo reale.
8) I buoni e i cattivi (cioè gli interessanti e i noiosi).
Molto buoni Einaudi, Adelphi, Saggiatore, Isbn, Elliot, Nutrimenti, Voland, Perrone, La Nuova Frontiera, Minimum Fax, Nottetempo, Sellerio, Iacobelli, Raffaello Cortina, e/o.
Cattivelli gli stand che ricreavano l’effetto autogrill o supermercato, quelli con un solo libro esposto e che ti guardano male se non ti fermi, quelli che non rimborsano le spese agli stagisti. Quelli sono proprio stronzi.



