Dalla lettura di Viaggio nella magia, dell’antropologa Cecilia Gatto Trocchi, riprendo alcune riflessioni interessanti.
Il discorso magico comprende numerose aree, tutte intrecciate tra di loro in modi più o meno mirabolanti: esoterismo, astrologia, religioni sincretiche, culti, satanismo, e chi più ne ha più ne metta. Oltre agli Ufo, ovviamente, che sono un tema assolutamente non marginale.
In modo particolare la New Age si è molto interessata ai visitatori dello spazio, producendo un’incredibile massa di parole su di essi. Ciò che ci interessa qui è il modo in cui viene trattato l’incontro. Voglio riprendere dal libro della Gatto Trocchi uno spunto di Mircea Eliade sull’astrologia:
“Una volta scoperta la relazione con gli astri non si è più l’individuo anonimo descritto da Heidegger e Sartre, uno straniero gettato in un mondo assurdo e privo di senso, non si è più “condannati a essere liberi”, come diceva Sartre; non si è più individui con una libertà limitata, condizionata dal momento storico. L’oroscopo rivela una nuova dignità e mostra la intima connessione con l’universo intero. E se è pur vero che la vita è determinata dal movimento degli astri, è però anche vero che si tratta di una determinazione eccezionalmente grandiosa. Per quanto tu sia in definitiva un burattino mosso da fili e da corde invisibili, fai pur sempre parte del mondo celeste.”
Se ci si riflette, questa posizione sull’astrologia e sugli oroscopi può benissimo essere ampliata alla venuta degli extra-terrestri e anche a tutte le altre manifestazioni del pensiero magico. I visitatori dagli altri pianeti sono figure angeliche o diaboliche, portatrici di un messaggio di salvezza o di minaccia, così come l’oroscopo può essere benigno o maligno, e come la magia può essere bianca o nera. Gli alieni sono figure in ogni caso messianiche, segnano l’avvento di una palingenesi, di una rinascita o di una rovina. Ci portano la conoscenza di una civiltà tecnologicamente avanzatissima e sempre superiore alla nostra. Vengono a svelarci i misteri dell’universo o a colonizzarci e renderci schiavi. In ogni caso, essi vengono sempre per noi. Sono qui esattamente per noi.
Quest’idea è potentemente rassicurante e confortante. Non solo non siamo soli nell’universo, non siamo stati abbandonati da dio su una landa desolata e inospitale, soli coi nostri dubbi e la nostra finitezza e il nostro libero arbitrio di cui non abbiamo poi molta voglia di fare uso, ma siamo invece seguiti e protetti o forse minacciati, ma non importa, perché anche la minaccia significa che siamo parte di qualcosa di più grande. Il gioco del cosmo, potremmo dire, parafrasando Cortàzar.
Quest’idea è violentemente salvifica, mistica, millenarista. Il millenarismo, il mito della fine del mondo, non è forse basato sullo stesso concetto? Il mondo terminerà nell’anno mille o nel 2012 o chissà quando, ma in ogni caso questo implica per forza che alla base di tutto c’è un disegno, che c’è un senso insito nelle cose e nel nostro destino.
L’umanità non è dunque sola nell’universo. Dio, gli angeli, gli alieni… tutti sono manifestazioni dello stesso bisogno. Colmare il vuoto, gelido, siderale, della nostra solitudine.
Desiderio, de-sideribus, dalle stelle.
Ecco perché la sci-fi è radicalmente diversa. Il discorso fantascientifico non è salvifico, non è consolatorio, non offre scappatoie. Almeno per quanto riguarda la grande sci-fi.
Che cos’è Rama? È una bara alla deriva nel cosmo? È un’arca mandata da Dio per redimerci? È un’astronave antica come il cosmo in viaggio per una meta che non possiamo neanche immaginare? Lo sgomento che permea il romanzo è dato dalla refrattarietà di Rama a incontrare e soddisfare la nostra capacità di comprendere e capire. Un esempio: le città (o presunte tali) di Rama vengono battezzate con nomi occidentali: New York, Londra, Parigi, Roma. Il gesto è tipico dell’esplorazione-colonizzazione. Lo spazio altro viene ricondotto a ciò che risulta familiare, conosciuto, gestibile. Tuttavia ogni cosa rimane incomprensibile. Le case non hanno porte o finestre. Non si capisce se siano magazzini o fabbriche o laboratori. Distruggendo un muro, si accede a una sorta di museo di ologrammi, pieno di oggetti ora assurdi ora quasi riconoscibili, apparentemente gettati alla rinfusa. Ma Norton si rende conto che c’è un ordine in quel caos. Ma è un ordinetotalmente estraneo alla loro capacità logica e linguistica.
In un altro momento, in una sorta di giardino fatto di forme geometriche, uno degli uomini scopre un fiore, avvolto da una sorta di foresta di tubi di ferro:
“Jimmy era un uomo d’azione, non di pensiero. Mentre strisciava con dif-ficoltà nell’intrico dei paletti, non perse tempo a chiedersi perché stesse compiendo un’impresa così balorda. I fiori non l’avevano mai interessato, eppure adesso non badava a sprecare energie per coglierne uno. Va bene che era unico e di valore scientifico enorme, ma in realtà lo voleva perché
era l’unico legame rimastogli col mondo della vita, con il pianeta dove era nato.
Eppure quando l’ebbe a portata di mano, esitò: forse era l’unico fiore di Rama. Che diritto aveva di coglierlo?
Se cercava una scusa, poteva consolarsi pensando che era nato per caso, che non rientrava nei progetti dei ramani. Era ovviamente un anomalo, nato troppo presto o troppo tardi. Ma in realtà non aveva bisogno di giustifi-cazioni e la sua esitazione durò solo un attimo. Protese la mano, strinse lo stelo e diede un forte strattone.
Lo stelo si spezzò senza difficoltà. Dopo aver raccolto anche qualche foglia, Jimmy cominciò a strisciare lentamente a ritroso. Avendo una sola mano libera faceva molta fatica, e dovette fermarsi spesso per riprendere fiato. Fu durante una delle soste che notò come le foglie superstiti si chiu-devano e lo stelo spezzato, girando lentamente su se stesso, rientrava nel terreno, come un serpente ferito che si nasconde nella tana.
Ho ucciso una creatura così bella, pensò rammaricato. Ma Rama non aveva ucciso lui? Cogliere un fiore era nel suo pieno diritto.”
Questo è Rama. L’estraneo. Che non si piega e non si spiega. Si sottrae alla logica. È anzi fatto di una logica di ordine e grado diverso. Jimmy teme il castigo per il suo gesto. Ma non succede niente. Si convince di essere in diritto, nel giusto. Ma il diritto semplicemente non c’è, e se c’è, allora non è raggiungibile dalle potenzialità della mente umana.
Su Rama non ci sono i ramani. Non sono né benevoli né minacciosi. Semplicemente non ci sono. O non si degnano di mostrarsi. Non si sa. Non si saprà mai. Come non si saprà mai quali erano i loro scopi e i loro disegni. Si sa solo che qualunque fossero, non riguardavano noi. L’umanità non è più sola nel cosmo, eppure lo è più di prima.
All’appuntamento con Rama, nessuno si è presentato.
