I telegiornali hanno parlato della recente scoperta effettuata da un team di scienziati in parte italiani al Cern di Ginevra, ma con un po’ di titubanza, relegandola tra le notizie culturali, probabilmente senza afferrarne le implicazioni. Il fatto che la velocità della luce sia stata infranta da dei neutrini, particelle sparate dal Cern e captate nei laboratori del Gran Sasso, è semplicemente troppo enorme, troppo rivoluzionario, troppo inconcepibile, per poterne afferrare anche solo una parte delle implicazioni.
Lascio ad altri le considerazioni sulla fisica e la natura della nostra realtà. Vorrei invece fare un paio di considerazioni su come questa scoperta possa investire il mondo dell’immaginario.
Come immaginiamo il nostro mondo? Quali sono le metafore che utilizziamo per descriverlo? Le scoperte scientifiche hanno sempre avuto una vasta eco sull’arte e sulla cultura. Pensiamo alla stessa Teoria della Relatività di Einstein, che ha influenzato profondamente il modo di artisti e scrittori di rappresentare la realtà. Pensiamo al Cubismo, all’arte informale, agli esperimenti delle avanguardie degli anni ’60 e ’70. Concetti come la relatività del punto di vista dell’osservatore e l’impossibilità di descrivere esattamente la posizione di un oggetto mentre viene osservato (principio di indeterminazione di Heisenberg) sono entrati pienamente nel lessico e nella consapevolezza della cultura occidentale contemporanea.
Ma in generale, nella storia ci sono state diverse scoperte talmente imponenti da obbligare l’umanità intera a ripensare radicalmente la sua visione del mondo. La rivoluzione copernicana, per esempio, o la scoperta del Nuovo Mondo da parte di Amerigo Vespucci – e non di Cristoforo Colombo, che restò sempre ancorato a una visione medievale – hanno costretto a reinventare non solo l’immagine del mondo in cui viviamo, la realtà in cui siamo inseriti, ma anche di noi stessi. L’uomo medievale vive in un mondo piatto, diviso in tre parti – Europa, Asia e Africa – e completamente circondato dal mare. Dopo la scoperta delle Americhe, l’uomo non è più lo stesso. La mente rinascimentale è diversa, aperta alla diversità e dalla scoperta del nuovo, pronta a nuove mirabolanti e sanguinose imprese. La diffusione delle teorie di Einstein, che hanno infranto la fisica classica, hanno modificato anche la mente dell’uomo moderno. Insieme alle scoperte di Freud, Einstein ha involontariamente plasmato un immaginario diverso da quello ottocentesco. L’arte del novecento è franta, scomposta, piena di frammenti, di limiti posti alla visione e alla comprensione, continuamente posta in discussione, mai risolta e compiuta.
E ora? Come sarà la mente del nuovo secolo? Come immagineremo il nostro mondo, ora che uno dei limiti fondamentali della nostra realtà è stato infranto? Come si racconta, osserva o descrive un mondo in cui si può superare la velocità della luce? La sci-fi si incaricherà come sempre per prima di provare a immaginare il mai-immaginato. Di portare questa nuova idea alle estreme conseguenze, coniando così le metafore che useremo domani. È la fantascienza la grande scopritrice di nuovi modi – oltre che di nuovi mondi. Chissà cosa scriverebbe Philip K. Dick, se fosse qui.